Uber: il colosso della tecnologia abbandona Taiwan

Il mondo della tecnologia si interroga su quella che è la notizia del momento, ovvero la sospensione del servizio di Uber a Taiwan. Dal 10 febbraio tutti coloro che nell’isola si sono sempre serviti dei servizi offerti dalla società nata a San Francisco, ove ha ancora la sua sede principale, non potranno più farlo e dovranno quindi pensare ad Uber come ad un ricordo del passato. Il responsabile della decisione di Uber di abbandonare Taiwan è il Governo della piccola isola asiatica.

Uber abbandona Taiwan a causa delle multe

Il motivo per cui Uber ha deciso di non fornire più il proprio servizio sul territorio di Taiwan potrebbe senza dubbio far sorridere chi segue le vicende legate al mondo della tecnologia, ma è senza dubbio serio e va trovato nelle multe che le autorità dell’isola hanno, nel corso del tempo, inflitto ad Uber stessa, i cui servizi sono qui considerati al di fuori della legalità.

Andando a vedere i dati, che sono stati resi noti dal Ministero dei Trasporti, le multe che Uber ha “collezionato” sono arrivate all’ammontare record di circa dieci milione di euro di cui soltanto due sarebbero, sempre secondo le autorità, stati saldati.

Alla base di queste multe salatissime non vi è solo il fatto che, come detto, Uber è considerato illegale nell’isola, ma anche il fatto che le multe previste per il trasporto su quattro ruote effettuato senza il rispetto delle leggi sono state aumentate in quello che è il proprio ammontare. Tutto questo ha portato uno dei nuovi colossi della tecnologia a dover fare i conti con quello che è un vero e proprio salasso.

L’inascoltata richiesta di Uber

A novembre Uber si era rivolta direttamente alle autorità dell’isola e aveva richiesto che il provvedimento fosse reso non applicabile alle proprie vetture. Il problema sta però nel fatto che nell’isola Uber non ha mai ottenuto l’autorizzazione ad operare nel novero delle aziende che si occupano primariamente del trasporto di persone e merci.

La risposta delle autorità è stata però tutto tranne che quella attesa dal colosso americano e da tutti coloro che quotidianamente lo utilizzavano. Il Governo di Taiwan infatti non si è smosso di un millimetro, affermando di agire per tutelare la platea dei consumatori e invitando Uber a regolarizzare quella che è la propria posizione sull’isola. Le autorità hanno altresì negato che da parte loro vi sia la volontà di eliminare in modo definitivo il servizio offerto da Uber, auspicando anzi un ritorno del gruppo sull’isola.

Taiwan allunga la lista dei Paesi dove Uber ha trovato degli ostacoli

Taiwan è solo l’ultimo dei Paesi in cui l’azienda americana, vera sorpresa del mondo della tecnologia di questi anni, si è dovuta confrontare con alcune difficoltà. Basti pensare ad esempio all’Itala, dove nel 2014 vi è stata una vera e propria rivolta dei tassisti, i quali hanno accusato Uber di porre in essere tutta una serie di comportamenti riconducibili al concetto di concorrenza sleale.

Infine, come se non bastasse il dover essere stata costretta a sospendere il proprio servizio a Taiwan, Uber deve anche fronteggiare le polemiche di questi giorni negli Stati Uniti, dove è stata messa sotto accusa perchè avrebbe approfittato della serrata dei tassisti della Grande Mela contro il Muslim Ban, sostituendosi ai tassisti stessi e quindi appoggiando, indirettamente, le politiche del nuovo inquilino della Casa Bianca.

Fonte: Tecnologia Sky TG24

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